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Alzi la mano chi non ha mai visto un video di qualcuno che, su YouTube, Facebook o pseudo-social network vari, sprigionava il suo luccicante sorrisone a settecentottanta denti per spiegare, con tranquillità serafica e sostanziale precisione di intenti, come funziona il mondo, come è necessario approcciare una determinata situazione, come fare questo o come comportarsi con quello, salvo poi reindirizzare l'utente su servizi a pagamento per “completare” l'esperienza formativa.

E alzi la mano anche chi non è mai incappato in persone reali inizialmente – secondo la propria opinione – capaci di colmare quella drammatica carenza di ispirazione odierna prima di rivelarsi, alla luce dei fatti, tutt'altro rispetto a quel riferimento spirituale che ognuno di noi, ora più che mai, ricerca ma non riesce a individuare per mettere a fuoco una parvenza di benessere interiore.

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Una satira socio-spirituale

Secondo Prem Dayal (al secolo G. Pasculli), si tratta di una serie di situazioni – assieme a molte altre, ça va sans dire – da bypassare a piè pari grazie a quell'unico barlume di forza interiore in grado di riportare l'individuo moderno a una condizione di innocenza perduta, per così dire, o di rinnovamento interiore richiesto a gran voce dall'assuefazione a un mondo di immagini, clickbait e ipotesi di reale. Meglio se anche attraverso un percorso che consenta di recuperare una certa dose di ironia tendente a un apparente menefreghismo, in verità ricondizionamento personale in vista di una qualsivoglia sopravvivenza della specie.

Lo conferma – e amplifica – il suo saggio romanzato Mavaffanguru - Guida spirituale per mistici senza Dio.

Perché se è vero che ormai siamo tutti una satira socio-spirituale, interessi e comportamenti online di cui prendere nota, allora è anche vero che, probabilmente, l'atteggiamento migliore da presentare nei confronti di una simile realtà (praticamente non più tale) è quello di mollare tutto (conservando quel po' di buono che comunque c'è) e affidarsi all'unica fisionomia di vero “guru” possibile, ovvero quella che corrisponde al buon Peppino Cocozza, uno scansafatiche che vive a spese del cognato e che, al cospetto del lettore, si autoproclama (non completamente a torto, sotto certi aspetti) guida ideologica e intuitiva per provare a destreggiarsi in un mondo volutamente artificioso fatto di insensatezze e inutili preoccupazioni.

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Ne nasce una satira socio-spirituale di tutto rispetto, forse unica nel suo riuscire ad annullare le false seriosità dello stile new age per aprire importanti varchi verso un'empatia provocata da un'ironia tendente alla spiegazione reale delle situazioni.