Mancanza di impermeabilizzazione delle gallerie dei laboratori in stato di degrado e abbandono, pericolo di inquinamento delle falde acquifere da cui attingono gli acquedotti che portano acqua potabile a 700mila cittadini abruzzesi. I rinomati laboratori nazionali del Gran Sasso, i più grandi e importanti centri di ricerca scientifica esistenti al mondo gestiti dall'Istituto nazionale di fisica nucleare, specializzati nello studio delle particelle di cui è composta la materia, sono stati passati al microscopio non dai fisici, ma dagli specialisti del diritto, e il risultato è una sfilza di ipotesi di reato per inquinamento ambientale.

Dopo un'inchiesta durata un anno sul 'sistema Gran Sasso', la procura di Teramo ha iscritto nel registro degli indagati 10 persone tra vertici dell'Infn ed altre istituzioni. E il gip ha disposto il sequestro di alcuni tratti delle gallerie dei laboratori.

Gran Sasso, dai neutrini agli avvisi di garanzia

Poco distanti da L'Aquila, a un passo dal traforo del Gran Sasso, ci sono i laboratori dell'Istituto nazionale di fisica nucleare.

A 1400 metri sotto la vetta del massiccio montuoso più alto degli Appennini, dall'inaugurazione avvenuta nel 1984, scienziati proveniienti da tutto il mondo studiano la materia oscura e i neutrini, particelle cosmiche prive di massa che vagano dappertutto e potrebbero celare preziose informazioni sull'origine dell'universo.

Sotto le rocce dolomitiche vengono fatti i più mportanti esperimenti scientifici del nostro tempo, spesso di concerto con il Cern di Ginevra.

Il luogo è ideale per la ricerca perché protegge dalla pioggia incessante di raggi cosmici che penetra nell'atmosfera, ma a quanto pare i danni prodotti sull'Ambiente dall'attività scientifica sarebbero rilevanti.

La presenza sia dei laboratori che delle vicine gallerie dell'autostrada A24-A25, secondo l'ordinanza del gip avrebbe contribuito a “deteriorare, in modo permanente, le acque sotterranee” del Gran Sasso,uno dei bacini idrici più importanti d’Europa.

Non sarebbero state adottate le misure necessarie per garantire la separazione di quelle potabili dalle altre di scarto. I vertici dell'Infn a comiciare dal presidente Fernando Ferroni hanno ricevuto avvisi di garanzia. Con loro indagati i vertici dell'Ente Strada dei Parchi e della Ruzzo Reti Spa, società acquedottistica che gestisce il servizio idrico integrato di 39 comuni.

'Pericolo permanente di inquinamento ambientale'

Nell'ordinanza dei magistrati della procura di Teramo, si fa riferimento a un permanente pericolo di inquinamento ammbientale.

L'inchiesta durata un anno è stata affidata a un pool di magistrati che si è avvalso del supporto del Noe, il nucleo operativo ecologico dei carabinieri, e ha lavorato contemporaneamente su due fascicoli. Uno riguarda episodi di presunto inquinamento dell'acqua avvenuti tra il 2016 e il 2017. L'altro fa riferimento a quanto accaduto lo scorso maggio quando in 32 comuni del Teramano fu dichiarata la non potabilità dell'acqua proveniente dall'invaso del Gran Sasso. L'emergenza è durata solo 12 ore, ma tanto è bastato a mandare nel panico intere comunità. La contaminazione chimica sarebbe dovuta ai prodotti di scarto degli esperimenti scientifici. E gli interventi commissariali costati 80 milioni di euro non sarebbero bastati. L'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ribadendo piena fiducia nella magistratura, si difende dicendo di aver agito sempre con onestà e correttezza istituzionale.

Gran Sasso, cinque esposti degli ambientalisti

Augusto De Sanctis di 'Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso, rende noto che le associazioni ambientaliste hanno presentato cinque esposti nei mesi passati. Lo stoccaggio di migliaia di tonnellate di sostanze chimiche pericolose, sarebbe stato irregolare fin dall'inizio delle attività dei laboratori. Per l'ambentalista, ci sarebbe stata una quasi totale inadempienza delle norme Seveso, trattandosi di un impianto a rischio di incidente rilevante.

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